Dalla penna incantata della bravissima Bliss, la PRIMA recensione di ALBION, condivisa sul web! Grazie infinite!

Non sono sicura di essermi trattenuta abbastanza nello scrivere questa recensione, perché avrei davvero voluto vuotare il sacco. Si, insomma, sfogarmi, da pazza lettrice che sono. Ma direi che va bene così, e Albion di Bianca Marconero è stato in grado di stregarmi dalla prima all’ultima pagina. Ogni elemento ha il suo posto e la storia di coinvolge in una di quelle avventure che ti porti anche nei sogni, finché non sai come finisce.
Albion è stata una rivelazione, per me. Prima di scegliere una lettura ponderò bene ciò che conosco del libro in questione, e fra trama, copertina, titolo e stralci di notizie sul web, prendo la mia decisione. Scegliere di leggere Albion, invece, è stato come fermarsi sulla casella Probabilità del Monopoli, pescare un numero a caso dal sacchetto dei numeri della tombola, scoprire il lato inaspettato di una persona che conosci da tempo. Mi ha fatto mettere in gioco, esponendomi ad ogni sorta di dubbi e riflessioni, sorpresa in maniera del tutto buona. Insomma, di Albion, all’inizio, non avevo altro indizio se non il titolo e il nome Re Artù. Mi sono buttata alla cieca. Ed ecco ciò che ho trovato.

Quando suo padre, Tommaso, un uomo quasi privo di vena paterna, molto rigido e austero e fortemente chiuso nelle sue convinzioni, gli comunica la decisione dell’imminente partenza per la Svizzera, Marco Cinquedraghi è piuttosto contrariato. Sa di non poter sfuggire ad una tradizione viva da tanto tempo, quella che vede diplomati all’Albion College i membri primogeniti di determinate famiglie -fra le quali presenzia anche la sua-, eppure pensava che l’opposizione del nonno a quella possibilità avesse fatto desistere il padre dal mandarlo lì. Per lo più, lui non è nemmeno il primogenito della famiglia Cinquedraghi, secondo al fratello Riccardo, che però è morto. Proprio come suo nonno, e sua madre. Conscio di ciò, Marco non può opporsi.
Poi, in viaggio verso la sua nuova scuola, incontra Deacon, “il tassista”, ed Helena. O Helena incontra lui, per dirla in un altro modo, e c’è qualcosa negli occhi di lei, dello stesso nero assoluto dei capelli, che Marco non riesce a spiegare. Ed è qualcosa che lo tormenterà a lungo, insieme all’istinto di fare amicizia con Deacon, del tutto inopportuno. Ma all’Albion, quando inquadra subito compagni e insegnanti e capisce che qualcuno di loro, allo stesso modo, non lo vede di buon occhio, ripensa a ciò che ci si aspetta da lui, per il rango a cui appartiene.

All’Albion, college prestigioso situato in Svizzera, si entra solo per diritto ereditario, e se vieni bocciato sei fuori. Non appena Marco arriva in Svizzera, sente il peso della pressione come un macigno, ma sa di non avere scelta, deve farcela. Forte del motto inculcatogli dal padre, l’onore prima di tutto -per così dire-, si limita a trattare con sufficienza i ragazzi che incontra con uno status sociale più basso del suo, come Deacon ed Helena e gli altri. D’altronde sono solo dei borsisti, a cui è permesso studiare lì in cambio di servizi a favore della scuola. Eppure, dovendosi mettere in pari col programma, proprio alcuni di loro avranno il compito di fargli da tutori, il che comporta un corposo lasso di tempo a stretto contatto. E se, da entrambi i lati, lavorare rappresenta un deciso sforzò sugli individuali limiti di pazienza, col tempo impareranno a rivalutare questo atteggiamento di diffidenza da un lato e superiorità dall’altro, e Marco saprà farsi conoscere per il ragazzo che è davvero, scoprendo il valore dell’amicizia e, soprattutto, quello dell’amore.

Il modo in cui l’autrice disegna la figura di Marco, con i suoi pensieri e le sue emozioni tanto precisi, mi ha permesso di entrare subito nella sua mente e sentirmi parte del mondo che lentamente scopre fra le mura di Albion. Non era tanto una questione di sentirmi affine ai suoi ragionamenti o al suo modo di fare, quanto alla chiarezza con cui lui stesso viene presentato, senza sotterfugi e descrizioni pompose, e di conseguenza allearmi con lui è stato facilissimo. E’ un ragazzo complicato, marchiato dalla freddezza del padre e dall’assenza della madre, dalla morte di un fratello che non riconosceva più e da quella del nonno, da sempre suo unico alleato. Ma, quando si ci mette, è un grandissimo arrogante. Fuori e dentro di lui si alternano due atteggiamenti diversi, che però trovano un punto comune nel suo bisogno di salvaguardare l’onore. Nei modi peggiori e, poi, anche in quelli migliori.
Negli ultimi tempi, però, il suo corpo ha iniziato a cambiare, e c’è qualcosa in lui che comincia ad affiorare, qualcosa che lo lega indissolubilmente a quel luogo. Una frenesia sconosciuta che acceca i suoi sensi e lo fa sentire sconosciuto persino a se stesso.

Ma cos’è questo qualcosa che inizia a manifestarsi in tutti loro?
Avendo letto la trama solo di sfuggita, e cogliendo, senza soffermarmici più di tanto, i nomi Re Artù e Cavalieri della Tavola Rotonda, non ero comunque sicura verso cosa mi stavo dirigendo. Non sapere è stata la parte più esaltante, perché mi ritrovavo con una lista di ipotesi possibili e dubbi che non riuscivo a cancellare. Ad ogni indizio, immaginavo in tutti i modi cosa potesse nascondersi dietro. Dato che la terza persona abbraccia anche gli altri personaggi, lasciando però come punto centrale Marco, abbiamo la possibilità di conoscere al meglio la trama da diverse viste. Così, il lettore si rende conto, contemporaneamente a loro, che qualcosa sta davvero cambiando, e che non vale solo per l’impavido e a volte stupido Cinquedraghi. Così, ad esempio, mentre Marco capisce che non sempre l’orgoglio è la cosa più importante, che la sua straordinaria abilità in ogni genere di combattimento non lo rende automaticamente il re della foresta, Deacon scopre un potere che non avrebbe mai immaginato di avere e questo gli fa acquistare una sicurezza che non ha mai sentito propria. Ognuno di loro avverte lo spettro di sensazioni già provate, che mi hanno fatto pensare a possibili personaggi leggendari in relazione ai miti arturiani. Come se potessi affibbiare una di quelle figure antiche ai personaggi del libro.
La cosa senz’altro più intrigante del romanzo è la mitologia su cui si basa. Accenni sparsi all’inizio, il cambiamento esteriore di Marco e quello interiore di forze sconosciute e antiche che gli vengono incontro nei momenti in cui ne sente il bisogno, senza nemmeno che lui si renda conto di ciò che sta cercando. Un istinto sepolto che riemerge, che gli permette di eccellere in arte del combattimento e che lo fa sentire strano in presenza di Helena, con un senso di familiarità e pace che lo confonde. Che lo fa avvicinare a Lance, ma anche a Deacon, Erek, Guy, Dralin e il resto della banda dell’ala est, quella assediata dai borsisti. Vedere come poteri sconosciuti prendono piede nel corpo e nella mente dei personaggi, fanno si che uno per uno si mostrino al lettore per il loro carattere, temperamento, pensieri e capacità.

C’è una fine ironia nella storia, nel contesto, nell’intreccio degli eventi e nel modo di fare dei personaggi, che mi ha convinta tanto da lasciarmi conquistare da loro e dalla trama, così fieri e coraggiosi e al tempo stesso pieni di dubbi e paure, com’è giusto per quell’età, da renderli veri e vivi in modo molto profondo. E non solo in loro come singoli, ma anche nel rapportarsi gli uni agli altri. Rende la storia maggiormente piacevole, privandola di una possibile staticità che guasterebbe alla lettura. Inoltre, capire che molti dei miei sospetti erano fondati mi ha riempita di entusiasmo e affascinata ancora di più! Tutti loro inseguono, senza saperlo, gli stessi ideali di cavalieri e personaggi immortali nella memoria collettiva, il un linguaggio che riecheggia di antico nel moderno.

Insieme ai rapporti interpersonali, crescono domande e sospetti sulla natura del college, su ciò che nascondono le sue origini e i suoi fondatori. Ma, soprattutto, sulla ricerca del Segreto. Perchè la scuola è così antica, le regole per l’ammissione così strane e gli iniziali progetti per la scuola tanto diversi da quelli attuali? E tutto, poi, dopo un’unica data, 1944. E c’è anche la coincidenza dei loro poteri. Com’è possibile che proprio loro, speciali per le loro particolari abilità, siano stati riuniti lì, destinati per eredità ad un college come l’Albion? Le risposte, a quanto pare, risiedono in Italia, in un luogo, secondo la storia, legato ad Albion in un modo che solo il lettore può provare ad immaginare.

Albion svolge anche il ruolo di romanzo di formazione. Non accade di botto, non è un cambiamento radicale e miracolato, ma una lenta presa di coscienza che porta i vari personaggi verso riflessioni che non avrebbero mai fatto prima, o che perlomeno avrebbero ignorato facilmente. Lungo il singolo percorso di ognuno di loro ci sono bivi, scorciatoie, e soprattutto strade lunghe e piene di ostacoli. Ma ci sono anche gli incroci, e spesso questi uniscono più strade in una sola. È come vedere due schieramenti in azione, da un lato i forti e dall’altro gli astuti ma umili, che hanno però in comune la lenta scoperta di se stessi, l’ dove credevano non ci fosse nulla da scoprire. È la loro natura che si rivela, qualcosa che rimarca nelle origini stesse del college, fra quelle famiglie che tempo addietro gli diedero forma, complici storie arcane su cavalieri e intrighi amorosi che riecheggiano fra le fila della storia. I personaggi percorrono sentieri già tracciati, discendenti di un destino segnato da tempo immemore, accennati dalla familiarità di volti, azioni ed eventi nel momento stesso in cui entrano in contatto fra loro. Il tutto magistralmente intrecciato ai toni dello YA, intrigante e coinvolgente grazie allo stile dell’autrice.

Le descrizioni e la narrazione non sono mai eccessivi o troppo scialbi, e le parole scorrono piacevolmente, senza intoppi, nella mente del lettore, stimolando immagini e sensazioni che sembrano tutto fuorché finzione. I nostri eroi sono impegnati in un viaggio, fisico e psicologico, che li condurrà ad un segreto grandioso, tanto importante da essere custodito da secoli, dove finalmente si spiegherà il perché di molte cose. Ciò da vita ad una storia avventurosa ed entusiasmante e con vistosi punti di forza, ammaliante, avvincente e travolgente, a cui non manca nulla e che ha tutte le carte in regola per rapire l’attenzioni di un gran numero di lettori.

Fonte: sentimentitralepaginediunlibro

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